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Il gong

Passare dalle notti a seguire minuto per minuto le vicende del calciomercato (per non parlare delle ore di attesa verso le grandi notti di Champions) al seguire minuto per minuto i versamenti in conto capitale del bilancio è già di per sè di una tristezza infinita.

Comunque tant’è, a questo ci hanno ridotti: le 17 sono passate e i soldi questa volta non sono arrivati, nè dalla Cina, nè dal Lussemburgo, nè da qualsiasi altro paradiso fiscale. Quindi il tempo è scaduto, l’aumento di capitale lo completerà Elliot e – se il cielo vuole, e se non salteranno fuori altri milioni presi in prestito a chissà quale iperbolico tasso di interesse – da qui ai prossimi dieci giorni metteremo fine a quella che si è trasformata in una grottesca vicenda asiatica.

Sperando che il futuro in salsa americana ci riservi quantomeno un po’ più di normalità…

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Ma va?

Negli ultimi aggiornamenti circa il “nuovo socio” – poi qualcuno ci spiegherà perchè con il Milan non ci sono mai nomi ed entità precise ma si parla sempre in termini generici: “la cordata asiatica”, “i cinesi”, “il fondo arabo”… – leggiamo che le trattative si starebbero spostando sull’acquisizione della maggioranza delle quote, in tempi brevissimi o addirittura immediatamente.

Quindi nemmeno Yonghong Li è riuscito a trovare il cretino disposto a entrare come socio di minoranza di una società in passivo perenne, per contribuire a pagare i debiti e non avere nessun potere decisionale? Ma com’è crudele il mondo!

Per altro, a noi in questa situazione continua a sembrare poco probabile anche l’arrivo di un socio di maggioranza, che entrando si troverebbe ad acquistare da Yonghong Li delle quote ancora gravate dal pegno di Elliot (che non scompare per magia se la proprietà cambia), a meno che non sia la stessa Elliot ad essere regista dell’operazione e a garantire in qualche modo il compratore. Una persona normale, crediamo, aspetta che Yonghong Li si vada a schiantare e poi preleva le quote direttamente dal fondo americano a un prezzo ragionevole e senza più nessuna ipoteca da riscattare.

A meno che, naturalmente, non abbia particolarmente a cuore gli interessi del Milan, ma qui del Milan non importa più niente a nessuno. A cominciare da chi l’ha messo in questa situazione mollandolo al primo che fosse riuscito in qualsiasi modo – fosse anche prendendo i soldi a strozzo – a portargli la cifra spropositata di cui aveva bisogno per sistemare i propri conti, raccontando pure di averlo fatto per lasciarlo “in mani sicure”…

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Sono tutti matti

Ci sono in giro tifosi del Milan che considerano un disguido di poco conto l’eventuale squalifica internazionale.

Ci sono anche tifosi del Milan, e anche addetti ai lavori, che considerano auspicabile l’ipotesi di una squalifica “con la condizionale”: sei escluso, ma per ora la pena è sospesa, e se entro la data X ti metti a posto te la cavi. Peccato che non siamo esperti di diritto sportivo ma, nel caso del Milan, ci sembra una strada poco praticabile: quello su cui l’Uefa sta puntando il dito da un anno è la scadenza del debito con Elliot a ottobre, quindi l’eventuale condizione dovrebbe riguardare l’estinzione di quel debito; ma ottobre è nel bel mezzo della stagione ed è evidente che l’Uefa non può far scattare una esclusione condizionata mentre il torneo è in pieno svolgimento. Mentre d’altro canto è ben chiaro che se Li scavalla il mese di ottobre il problema non si pone più, quindi non ha nessun senso che il termine per la sospensione condizionale della squalifica venga posto dall’Uefa alla fine della prossima stagione.

Poi ci sono anche tifosi del Milan che danno già per scontata l’esclusione e non vedono l’ora di andare al TAS convinti che a Losanna si ribalterà tutto. Anche qui, probabilmente sono in buona compagnia di qualche addetto ai lavori. Beati loro, noi siamo molto meno ottimisti. In ogni caso il ricorso al TAS porterebbe via almeno altri quindici giorni: ci dicono che stanno lavorando sotto traccia per preparare la squadra dell’anno prossimo, ma dubitiamo che i giocatori contattati siano disposti ad aspettare fino a metà luglio per sapere cosa fare della loro vita…

In tutto questo, a noi sembra di vivere in una realtà parallela. Essere buttati fuori dalle competizioni internazionali – magari, ve lo diciamo piano, anche per più di una stagione, perchè se è vero che i precedenti dicono che l’UEFA finora non è mai arrivata ad escludere un club come prima sanzione per il semplice mancato rispetto della break-even rule, è altrettanto vero che la Adjudicatory Chamber, quando è stata chiamata in causa e ha deciso per la massima sanzione, finora molto raramente si è limitata ad un solo anno… – sarebbe un fallimento gestionale indifendibile, del quale proprietà e management dovranno, nel caso, rispondere.

Non ci sarà da aspettare molto. Qualche giorno fa l’UEFA ha rinviato alle 16:00 di domani il sorteggio per i primi due turni preliminari di Europa League, che era in programma per oggi. Non abbiamo notizie, ma a naso ci viene da pensare che le due cose non siano scollegate, e che tra stasera e domani mattina dovremmo sapere qualcosa. Ma se esclusione sarà, e se il TAS – come potrebbe essere – non dovesse ribaltare le cose, a Casa Milan non si aspettino di fare spallucce e andare avanti come se non fosse successo niente.

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Non ci dica che è ottimista

L’appuntamento davanti alla Adjudicatory Chamber è fissato per le nove. Improbabile, ma a questo punto non escludiamo più nulla, che la decisione arrivi già in giornata: più probabile tra giovedì e venerdì.

Una preghiera: Fassone era ottimista dopo aver presentato il piano per il Voluntary Agreement, era sereno dopo aver discusso le condizioni per il Settlement Agreement, è fiducioso ininterrottamente da dodici mesi a questa parte per poter ottenere il rifinanziamento del debito prima entro la fine del 2017, poi entro la primavera, poi entro la fine del campionato e poi non lo sappiamo perchè francamente abbiamo smesso di rincorrere gli aggiornamenti su questo aspetto. Per favore, oggi uscendo dall’udienza si mostri dubbioso e preoccupato: ci creda, saremmo tutti molto più tranquilli…

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Aspettando

Si aspetta che sui conti del Milan siano visibili i 32 milioni dell’ultimo aumento di capitale – dovrebbe già essere partita l’ormai consueta lettera con la quale il c.d.a. intima all’azionista di provvedere entro cinque giorni, pena la surroga di Elliot e l’avvio della procedura per escutere il pegno: insomma l’ordinaria amministrazione di questi ultimi scombussolati mesi a Casa Milan… -; si aspetta qualche novità sul fronte nuovo socio, per provare ad avere qualche carta in più da giocarsi con l’UEFA. Si aspetta di sapere se il Milan giocherà in Europa oppure no la prossima stagione, si aspetta di sapere che tipo di stagione ci aspetta e che mercato si potrà fare.

Il Milan, da un mese, non fa altro che aspettare…

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È finita la trasparenza

Tutto il mondo rossonero aspetta notizie dal c.d.a. di oggi, ma Fassone oggi non rilascia dichiarazioni. D’altronde già un paio di giorni fa per le domande dei giornalisti “non era serata”. Si vede che l’epoca della trasparenza è già un ricordo…

E intanto, mentre il resto del calcio italiano pensa a preparare la prossima stagione, i milanisti restano in attesa di novità, tra cinesi, malesi, russi e americani. Passerà…

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C’era un thailandese, un cinese e un malese…

No, non è l’inizio di una barzelletta, anche se ci assomiglia.

É la storia della vendita dal Milan, a partire dall’ormai lontano 2015…

P.S. Ribadiamo quello che abbiamo detto ieri: ammesso e non concesso che la pista sia quella giusta – probabilmente ne sapremo qualcosa di più dopo il c.d.a. di domani -, non ci interessa minimamente che il nuovo socio arrivi dalla Malesia, dalla Cina, dal Polo Sud o dalla Luna, e non ci interessa che si chiami Bee, Li, Mi o Chi. Questa storiella va avanti da tre anni ormai: vogliamo sapere chi mette i soldi, non chi mette la faccia!