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Cominciamo bene

La retrocessione della Primavera all’ultimo minuto, alla fine di una stagione allucinante per chiunque l’abbia seguita anche solo di sfuggita, non ci sembra esattamente il prodromo di un week-end positivo.

Nonostante sia tutt’altro che sorprendente. Anzi ci sembra la degna conclusione della distruzione di un settore giovanile che, per fermarsi solo al periodo più recente, ha saputo sfornare i Donnarumma, i Calabria, i Cutrone e i Locatelli, portata avanti in questi anni in modo esattamente speculare a quella della prima squadra: con una lunga catena di scelte opinabili, diciamo così, messe in fila una dopo l’altra, di cui l’ignominosa – e oggi, col senno di poi, inopinata – cacciata di Mauro Bianchessi ha rappresentato il vertice.

Si dice che per ripartire bisogna toccare il fondo: con oggi speriamo di esserci arrivati. E soprattutto speriamo di non incominciare a scavare da domani mattina…

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La peggior settimana possibile

Abbiamo passato la settimana più importante degli ultimi sei anni a parlare delle presunte dimissioni di Leonardo, dell’allenatore dell’anno prossimo, della lista dei giocatori da vendere e di quante plusvalenze dobbiamo fare per accontentare l’UEFA.

Da lunedì mattina dovrà necessariamente iniziare la fase della chiarezza sui piani e sulle prospettive future di questo Milan, ma almeno fino a domenica sera cerchiamo di lasciare tutto da parte. Perché se per caso una delle due perde punti e poi noi non battiamo la SPAL, siamo veramente da ricoverare tutti quanti!

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Spegne dopo dieci minuti

Speravamo fosse uno spiacevole effetto collaterale legato agli anni della presidenza, ma a quando pare il tema Milan a ridosso degli appuntamenti elettorali continua a tenere banco anche adesso che la presidenza è finita.

Dice che guarda le partite del Milan solo per dieci minuti e poi deve spegnere la televisione. Fa male, dovrebbe guardarle per intero le partite del Milan, invece; dovrebbe assaporare fino in fondo le conseguenze della gestione dissennata che negli ultimi cinque anni della sua presidenza ha fatto strage di tutto quello che restava del Milan a parte il nome e la bacheca dei trofei, nonché delle “mani sicure” cinesi alle quali ci ha “affidato” come ultimo “gesto responsabile”, che in quindici mesi sono passate come le cavallette e hanno fatto da effetto moltiplicatore sulla gravità della situazione che già si era innestata.

Oggi è il 23 maggio. Dodici anni fa ci stavamo preparando all’ennesima finale di Champions League al termine della quale avremmo festeggiato l’ennesima vittoria.

Oggi, dodici anni dopo, ci stiamo preparando a un week-end nel quale provare ad acchiappare – dopo sei anni di assenza – l’ultimo posticino in Champions League, alla quale abbiamo come unico obiettivo concreto quello di iscriverci al gironcino e incassare i relativi premi sperando di rimediare meno figuracce possibili, altro che pensare a finali e vittorie; un posticino che, dopo averlo eventualmente acchiappato, ci troveremo pure a dover difendere con i denti nelle aule di tribunale per evitare che ci venga sottratto.

C’è la sua firma in calce al 23 maggio di dodici anni fa, qui nessuno lo dimentica e gliene siamo grati, ma c’è la sua firma anche in calce a questo 23 maggio. E anche questo non ce lo possiamo dimenticare.

Nei dieci minuti di Milan che gli capiterà di guardare domenica, rifletta anche su questo.

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É quello che volevate?

Domenica prossima dieci milioni di appassionati in Italia, e chissà quanti altri nel resto del mondo, andranno allo stadio, si metteranno davanti al televisore o di fianco alla radio, tiferanno, trepideranno, si deprimeranno, si arrabbieranno e si esalteranno per altri novanta minuti – come hanno fatto ogni santa domenica negli ultimi nove mesi – e magari alla fine festeggeranno, ma avranno sempre il retropensiero, costante, che tra qualche giorno magari arriva un signore con la penna che tira una riga su un foglio di carta e cancella tutti gli ultimi nove mesi. Nove mesi in cui i dieci milioni di tifosi hanno tifato, hanno trepidato, si sono depressi, arrabbiati, esaltati come negli ultimi novanta minuti, cancellati da un signore con la penna.

Domanda: vi piace? É questo il calcio che volevate?

E se anche quel signore con la penna decide di non cancellare tutto e i dieci milioni di tifosi tirano un sospiro di sollievo, poi anziché appassionarsi alle cronache di mercato e passare l’estate sognando di vedere questo o quel campione vestire la loro maglia sanno già che dovranno passare un’estate pensando alle plusvalenze e ai bilanci da far quadrare.

Ma a voi piace questo calcio?

E dopo un’estate passata a cercare sui quotidiani quante plusvalenze ha fatto la tua squadra e se è riuscita a mettere insieme tutti i soldi che il signore con la penna ha deciso che devi mettere insieme, i dieci milioni di tifosi arriveranno a settembre e inizieranno una nuova stagione nella quale sanno già che non vinceranno nulla, perché, per poter scrivere nel bilancio i numeri che il signore con la penna ti ha detto che devi scrivere, tu il divario tecnico con la squadra che ha vinto l’anno prima non lo puoi colmare mai, anche se in realtà i mezzi per provare a farlo ce li avresti. Solo che se ti azzardi a provare a farlo sai che c’è lì il signore, già pronto con la sua penna in mano, che ti aspetta al varco.

Questo è il calcio che avete creato voi. Vi piace?

A noi no. Anzi sapete una cosa: a noi, questo calcio, fa proprio schifo!

Avete inventato il Fair Play Finanziario con lo spirito, pure giusto nelle intenzioni, di evitare che le squadre andassero a gambe per aria, e l’avete trasformato in uno strumento con il quale soffocare le squadre. Avete detto che il Fair Play Finanziario doveva aiutare le società a risanare i loro bilanci, e l’avete fatto diventare uno strumento per affossarle sempre di più, imponendo multe e sottraendo incassi alle squadre che già non rispettano i parametri che avete fissato.

Oggi tutti ricordano il Milan di Sacchi come una squadra che ha cambiato la storia del calcio. Ebbene qualche giorno fa l’amministratore delegato di quel Milan ha detto una drammatica verità: con il Fair Play Finanziario di oggi, il Milan di Sacchi non sarebbe mai potuto esistere.

Ve lo chiediamo ancora una volta: per il bene di questo sport, fermatevi! Fermatevi prima che sia troppo tardi! Rottamate questo sistema infernale e riscrivetelo da capo. Possibilmente, questa volta, pensando bene a quello che scrivete e alle conseguenze della sua applicazione, perché un calcio nel quale il Milan di Sacchi non può esistere per legge è esattamente agli antipodi del calcio che, da più di un secolo, fa innamorare milioni di tifosi in tutto il mondo.

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Patti chiari

Leggiamo di un Milan che potrebbe anche patteggiare un anno di squalifica dalle competizioni UEFA per saldare il debito nei confronti del Fair Play Finanziario.

Premesso che diamo per scontato che si tratti di un’eventualità presa in considerazione solo in caso di Europa League, e premesso che il Fair Play Finanziario – sapete come la pensiamo – per i danni incalcolabili che ha provocato distruggendo la competitività e l’imprevedibilità di questo sport dovrebbe essere abbattuto a cannonate, altro che scenderci a patti, e che non vediamo l’ora di brindare sulla sua tomba, ci permettiamo di dire: attenzione a che cosa accettate, perché di questi parrucconi noi non ci fidiamo nemmeno un po’.

Il meccanismo perverso (e incostituzionale, alla faccia del principio del ne bis in idem) del Fair Play Finanziario fa sì che uno stesso bilancio fortemente negativo pregiudichi tre giudizi consecutivi senza quasi lasciare alcun margine di manovra ai club, perché le norme UEFA tengono in considerazione il risultato aggregato degli ultimi tre esercizi finanziari. Nel caso del Milan, il bilancio dell’anno “cinese” chiuso a -126 verrebbe preso in considerazione non solo nell’analisi del triennio 2015-2018, quello per cui siamo in attesa di giudizio dalla Camera Giudicante, ma anche nelle analisi delle prossime due stagioni, quando verranno valutati i trienni 2016-2019 e 2017-2020. Per fare un esempio, allo stato attuale il Milan andrebbe incontro alla sanzione per il triennio 2015-2018, e poi dovrebbe essere giudicato la prossima primavera per il triennio 2016-2019 nel quale parte già da circa 200 milioni di passivo a causa dello stesso bilancio “cinese” e dell’ultimo anno di Fininvest, già giudicati quest’anno, e del bilancio che chiuderà il prossimo 30 giugno, l’unico sul quale il Milan ha ancora margine di manovra e che, per evitare una nuova sanzione, dovrebbe chiudere con oltre 150 milioni di attivo da racimolare in un mese e mezzo.

È evidente che sia impossibile – perché per farlo il Milan dovrebbe sventarsi e poi mettere insieme una squadra con la Primavera e gli Allievi per affrontare la prossima stagione – ed è evidente, quindi, che il sistema così non può funzionare: lo scopo per cui era nato il Fair Play Finanziario era di evitare che le squadre andassero a gambe per aria, non certo di costringerle a suicidarsi!

Se si fa un accordo e se si accetta l’anno di squalifica, che sia messo nero su bianco, però, che si fa un conto unico, si pagano le sanzioni per le violazioni del passato, sulle quali l’attuale proprietà non aveva nessun margine di manovra e non ha nessuna responsabilità, e poi si riparte da zero. Non è che al prossimo giro siamo ancora punto e a capo, perché altrimenti ci stiamo prendendo in giro.

Anche perché, sia chiaro, il pasticcio più grande qui l’ha causato l’UEFA negando lo scorso anno il Settlement Agreement per essere poi sconfessata al TAS: se un anno fa si fosse comportata come aveva fatto in tutti gli altri casi, il Milan sarebbe già adesso all’interno di un percorso di “rientro” nei parametri finanziari e non ci troveremmo in questa situazione mai esplorata, un evidente vulnus normativo che mette le squadre in una situazione di recidiva obbligata, che non possono in alcun modo evitare per via delle stesse regole su cui si regge il FFP ma per la quale poi vengono comunque punite più volte. Altro sintomo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di come l’intero impianto sia da buttare giù perché totalmente iniquo, altro che patteggiare.

E l’altro paletto da fissare per accettare la squalifica e inghiottire il rospo deve essere che poi, chiusi i conti col passato, si concede alla nuova proprietà del Milan – che è strutturalmente ed economicamente solida e che non ha bisogno di andare in giro a indebitarsi rischiando poi di implodere – di concordare finalmente un piano finanziario serio, sostenibile, di medio periodo, che le consenta di fare investimenti senza vedersi recapitare le letterine di richiamo, incrementare il valore della squadra, aumentare i ricavi e di conseguenza mettere in equilibrio i conti in un tempo ragionevole.

Senza questi due presupposti non vale nemmeno la pena di sedersi al tavolo a trattare. Tanto vale bussare direttamente alla porta di un qualsiasi tribunale serio, senza nemmeno perdere tempo al TAS a questo punto, e far rottamare una volta e per sempre questa buffonata.

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Facciamo un conto unico?

Dimentichiamo la pagliacciata che è andata in scena a Torino ieri sera e pensiamo alle cose serie.

Mancano novanta minuti, ci sono da giocare tre partite – con un occhio sulla quarta a Roma – che in un modo o nell’altro determineranno il successo o il fallimento della nostra stagione. Con buona pace del pensiero di mister Gattuso, ma per noi una stagione che si chiude, eventualmente, fuori dall’Europa League ai gironi per colpa di due gol presi in casa dal Dudelange (!!), fuori dalla Coppa Italia senza la Juventus (e senza il Napoli, e senza l’Inter, e senza la Roma) e fuori dalle prime quattro nell’anno in cui Roma e Lazio implodono e a marzo hai da gestire sette punti di vantaggio sull’Atalanta potrebbe essere chiamata solo fallimentare.

Il rischio, purtroppo, è che a determinarla in negativo rischiano di essere una manciata di punti. Punti mancanti che possiamo ritrovare, alternativamente, nello sciagurato mese di aprile che abbiamo fatto oppure negli sciagurati arbitraggi che ci hanno accompagnato per tutto il girone di ritorno. Ciascuno scelga di arrabbiarsi per quello che preferisce (o, in alternativa, per quello che gli procura meno mal di fegato): noi invitiamo, comunque, a non mettere in secondo piano nessuna delle due, perché se è vero senza ombra di dubbio che se non avessimo buttato via punti incredibili ad aprile saremmo padroni del nostro destino – o magari pure già qualificati – nonostante gli arbitraggi, altrettanto vero senza ombra di dubbio è che se ci avessero arbitrato come si deve nel girone di ritorno saremmo padroni del nostro destino – o magari pure già qualificati – nonostante lo sciagurato mese di aprile che abbiamo fatto. Dovesse andare a finire come il calcolo delle probabilità suggerisce, sono le due metà di una stessa mela e nessuna delle due metà può essere messa in subordine rispetto all’altra.

Prima di fasciarci la testa comunque, aspettiamo domenica sera. Probabilmente, ammesso che ci facciano la grazia di farci giocare tutti insieme in contemporanea questa volta e che non ci siano altri slot televisivi da riempire, pena lo sconvolgimento dell’ordine planetario…

Aspettiamo e vediamo come si incastra la lotta salvezza con la partita di Milano e cosa succede nella partita che l’Atalanta giocherà in casa… in casa del Sassuolo!

A proposito del Sassuolo: qualche dispetto ce l’ha fatto in questi anni di Serie A e qualche precedente da regolare ce l’abbiamo… facciamo un conto unico, domenica sera, e sistemiamo tutto? Che poi a mister De Zerbi, bresciano d’origine e milanista d’adozione, non dovrebbe neanche dispiacere granché.

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Grazie Carlo

Non sappiamo se servirà a qualcosa, ma almeno ci hai ricordato che in questo mondo non ci sono solo i pagliacci…

Quanto agli altri non c’è problema: il karma, che sempre li accompagna e che rimette a posto le cose appena mettono il naso oltre confine, sistemerà anche questa.