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Controsensi

Poi possiamo fare tutte le valutazioni tecniche che volete, ma il dato numerico è che il primo e il secondo miglior marcatore stagionale del Milan, in un Milan che ha il problema conclamato del gol, vedono il campo con il binocolo.

Ci sembra che qualcosa non torni…

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Era l’Austria Vienna

Se anche domenica col Torino partiamo come siamo partiti e regaliamo un gol, diventa un’altra Odissea.

Per fortuna era l’Austria Vienna. Teniamolo presente e andiamo avanti.

Con una giornata di ritardo, chiudiamo i conti in un girone che non doveva nemmeno avere storia e che invece siamo stati ad un passo dal complicare.

Ora c’è solo il campionato fino a febbraio, da raddrizzare con le buone o con le cattive.

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“Noi non rispondiamo all’UEFA”

Abbiamo sbirciato l’intervista del presidente Ceferin a Repubblica e visti i precedenti ci è venuto un brivido: ma quando stasera glielo chiederanno, liquideranno in malo modo anche l’UEFA?

Noi, intanto, continuiamo ad aspettare una risposta dalla Cina. Che giorno dopo giorno, e intervista dopo intervista, diventa sempre più inderogabile.

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13 tiri

Dice che a Napoli abbiamo fatto 13 tiri in porta.

Ma contando anche quelli del riscaldamento?

P.S. Pensiamo alle cose serie: non vinciamo a San Siro da due mesi…

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Non ce la facciamo

Domani sera con il forfait di Romagnoli potremmo rivedere Rodriguez terzo di difesa.

É più forte di lui: se non schiera almeno un paio di giocatori fuori ruolo a partita non è soddisfatto…

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Il signor Li c’è ancora?

Sia chiaro: qui non si fa del revisionismo.

La nostra posizione è sempre stata la stessa da due anni: la presidenza Berlusconi era finita dal 2012, e quella dell’ultimo quinquennio era una gestione che stava portando il Milan a morire d’inedia.

Detto questo, l’altra cosa che abbiamo sempre detto è che avremmo giudicato la nuova proprietà sulla base dei risultati, perché aver interrotto l’agonia nella quale la gestione Berlusconi si era – scientemente e volontariamente – infilata non era e non sarebbe mai stata un titolo di merito e non avrebbe conferito una fiducia illimitata: a noi non interessa che il Milan si liberi di Berlusconi, a noi interessa ed è sempre interessato che il Milan tornasse a fare il Milan. Con o senza Berlusconi.

Se qualcuno pensa a un opportunistico cambio di casacca si rilegga tutto quello che abbiamo scritto sull’argomento negli ultimi due anni e scoprirà che – pur negli alterni umori di una vicenda nella quale le contraddizioni e le inversioni di rotta erano all’ordine del giorno – la nostra stella polare è sempre stata questa, da Bee, alla dama cinese, a Wu, a Galatioto e Gancikoff fino a Yonghong Li.

Detto questo, perché non abbiamo voglia di essere tirati per la giacchetta come appartenenti a questa o quella fazione, veniamo all’attualità.

Siamo stati abituati per anni ad avere a che fare con una stampa italiana che, per motivi che nulla avevano a che fare con lo sport, disseminavano ogni genere di attacco contro il Milan di Berlusconi, quindi abbiamo gli anticorpi per non farci venire attacchi di isteria al primo articoletto.

Qui però le cose sono andate un po’ oltre: da Forbes al Financial Times fino all’ultimo New York Times, è il gotha della stampa internazionale che ormai un giorno sì e l’altro pure getta ombre sulla proprietà del Milan. Ora, se possiamo facilmente intuire che il tal quotidiano politico italiano possa non essere troppo tenero con il Milan guidato dall’uomo che, incidentalmente, è anche il leader politico della fazione opposta, francamente non possiamo pensare che il Financial Times o il New York Times abbiano un qualche secondo fine nello scrivere articoli sul signor Yonghong Li, che fino a un anno fa nessuno conosceva all’infuori della cerchia dei suoi parenti oltre il terzo grado…

Per altro, il crescendo è inquietante e non si limita più solo a delle opinioni: si parla di truffe, di curricula falsificati, di proprietà millantate e di parenti incarcerati.

Non pretendiamo che il signor Yonghong Li si metta a spiegarci tutto il sistema di scatole cinesi sulle quali si fonda la sua attività finanziaria, ma se le accuse che gli rivolge la stampa internazionale sono false ci aspettiamo, quanto meno, che si agisca di conseguenza.

Crediamo che chiunque, più o meno conosciuto, si veda falsamente accusato dal più piccolo giornaletto locale di essere un truffatore, faccia quanto meno partire una querela. Figurarsi colui che figura come proprietario di uno dei più importanti club calcistici del mondo accusato dai più prestigiosi quotidiani internazionali.

Dopo le poche righe scritte sul foglietto e lette ai giornalisti prima della conferenza dello scorso 13 aprile, noi dal signor Yonghong Li non abbiamo più sentito dire una parola, né personalmente, né per iscritto e nemmeno per interposta persona. E se prima c’erano almeno le prese di posizione dei dirigenti, adesso sono scomparse anche quelle. Immaginiamo perché l’ordine arrivato dalla proprietà sia di non dire più nulla, oppure, in alternativa, perché non sappiano più che cosa dire: quale che sia la verità, in entrambi i casi è inquietante.

Sentir dire da un dirigente del Milan che “noi non rispondiamo al New York Times”, come fosse il Gazzettino della Bovisa, francamente è disarmante. La proprietà del Milan, al New York Times che la accusa di falso e truffa, deve rispondere eccome.

Mettendoci la faccia, scrivendo una lettera, rilasciando un’intervista, dicendo a qualche portavoce che cosa dire… faccia pure nel modo che preferisce, ma al signor Li, adesso, i tifosi del Milan chiedono di dire qualcosa. E continueranno a chiederlo finché non ci sarà una risposta.

Sperando di non sentirci dire un giorno o l’altro che “noi non rispondiamo ai tifosi del Milan”…

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Provincialismi

Abbiamo un allenatore che si dice soddisfatto di aver perso dignitosamente a Napoli.

Che poi il concetto di dignità ci sembra abbastanza opinabile: per noi fare un tempo senza toccare un pallone nell’area di rigore avversaria è tutt’altro che dignitoso, ma si vede che noi siamo troppo all’antica e abbiamo in mente un’altra idea di Milan.

Il problema è che abbiamo anche tanti tifosi che, tutto sommato, sono contenti perché hanno visto una squadra che non ha sbracato.

Detto che abbiamo affrontato il Napoli nel peggior momento della stagione, noi francamente non vediamo il motivo di tutto questo ottimismo.

Il mister dice che con Juventus e Napoli ha visto una squadra in crescita, ma noi dall’inizio della stagione di crescita non ne vediamo affatto. Anzi, vediamo l’esatto opposto. Al netto del risultato in entrambi i casi, i 70 minuti con la Roma piuttosto che il secondo tempo del derby, ad esempio, ci avevano soddisfatto molto di più della prestazione di Napoli. Per non parlare delle partite di inizio stagione, e non tirateci fuori la caratura dell’avversaria perché il Genoa dell’ultima gestione Juric piuttosto che l’AEK Atene non sono poi così diversi da Crotone o Cagliari, eppure ultimamente facciamo una fatica tremenda a vincere anche queste partite, e spesso non le vinciamo proprio.

A Napoli siamo scesi in campo per limitare i danni, mettendo insieme una formazione rabberciata con un sacco di giocatori fuori ruolo (Borini terzino? Bonaventura laterale di centrocampo? Locatelli avanzato quasi sulla trequarti? Per non parlare del solito Suso nella zona a lui meno congeniale… abbiamo regalato quattro giocatori alla squadra prima in classifica!) al solo scopo di coprirci il più possibile e provare disperatamente a portare a casa il pareggio.

Essere soddisfatti di un Milan che va a Napoli e si dimentica il dettaglio di tirare in porta significa aver maturato una mentalità da provinciale, che è molto peggio del fare una stagione storta.

Possiamo anche fallire la stagione e restare fuori dall’Europa quest’anno perché abbiamo rivoluzionato la squadra, per inserire undici giocatori nuovi ci vuole tempo e magari su qualcuno degli undici abbiamo anche commesso qualche errore di valutazione, ma se dovesse succedere noi dobbiamo essere arrabbiati! Non rassegnati o, tanto meno, “soddisfatti” delle sconfitte dignitose.